L’amore al fiorir dei fiori

…si dice che due persone decidono di iniziare a stare insieme proprio al fiorir dei fiori ma lei non ha mai creduto a questo modo di dire. L’amore ha una data di inizio? ovvio che no! Molta gente non lo capisce, se dici di esserti innamorato anche solo guardando una persona ti definisce superficiale; se confessi al tuo migliore amico di aver paura di perdere una persona già dopo una settimana dal primo bacio si mette a ridere. Per non parlare delle famose cinque lettere ,”ti amo”, che secondo alcuni non vanno mai dette prime di un certo periodo di tempo e soprattutto vanno dette solo dopo aversele sentire dire. Ma che modo di pensare è questo? anzi, è un modo di pensare?
Loro ” ti amo” se lo sono detti insieme, guardandosi negli occhi per molto tempo prima di muovere le labbra e permettere a quelle lettere di uscir fuori, che chissà da quanto tempo erano ingabbiate nel cuore.
Domenica pomeriggio, un cielo azzurro, qualche nuvola sparsa per caso ma che non prometteva pioggia, un sole caldo, così caldo che avrebbe scaldato persino l’anima di un senzatetto infreddolito per aver vagato tutta la notte alla ricerca di un posto sicuro dove dormire, ma senza trovarlo.
Un immenso prato verde con innumerevoli margherite gialle e bianche, qualche rosso papavero e qualche fiorellino colorato che si era appena affacciato. La primavera era iniziata da qualche giorno e nell’aria si sentiva già profumo d’amore​. Ragazzi e ragazze che correvano in bici con il loro zainetto in spalla, occhiali da sole e cappellino, i bambini correvano nel prato come fossero libellule e qualche cane li rincorreva.
In lontananza c’era una torre, non tanto alta, e qualche appassionato di foto la fotografava da varie angolazioni; sotto si era stagnato un lago e il suo verde, al picchiar del sole, sembrava aver delle lucciole incorporate.
Qualche bambino piangeva perchè il suo amico gli aveva rubato la palla e l’aveva anche spinto facendogli sbucciare le ginocchia.
E lei cosa avrebbe dato per riavere indietro quegli anni, dove si piangeva solo per essersi fatti male cadendo per strada.. Ora,invece, si cade tra le difficoltà della vita, si piange per amore, per amicizia, per la famiglia, per un esame andato male, per un fallimento! A quell’età, invece, l’unico fallimento era non riuscire a staccare le rotelle dalla bici e pedalare senza.
In lontananza si scorgeva un telo poggiato sul prato e su di esso un cestino, probabilmente conteneva il pranzo. Sul telo c’erano una ragazza e un ragazzo, sdraiati a prendere il primo sole primaverile e ridevano, quanto ridevano! Lui la guardava, faceva qualche battutina e lei subito iniziava a ridere e a lui piaceva. Vederla felice, dopo tutto quello che aveva passato, lo faceva stare bene, finalmente era lui la causa del suo sorriso.
Si guardavano, sguardi vari, erano molto complici e questo si notava anche da mille miglia.
Era diventato buio ormai ma loro stavano talmente tanto bene che non volevano separarsi, nessuno dei due voleva rientrare a casa.

Ci sono vari modi di dire “ti amo” ma io penso che il modo più bello lo abbia trovato lui: poggia la sua testa sul seno della ragazza che gli accarezza dolcemente i capelli, quando ad un certo punto le dice: « amore io purtroppo devo andare, domani ho lezione e devo svegliarmi presto. Ci vediamo dopodomani». Sul volto della ragazza si leggeva la tristezza e decise di trattenerlo ancora un po’.
« Amore aspetti altri quindici minuti? » – gli disse.
« Va bene » – rispose lui.
Per tutti quei minuti rimasero in silenzio, lui ancora con la testa poggiata sul seno della ragazza e lei che continuava ad accarezzargli i capelli e il volto; lui la guardava cosi come si guarda una stella cadente e le dava qualche bacio, quei baci che avevano il sapore della dolcezza.
I minuti ormai erano passati, lui si era rilassato abbastanza, si voltò verso la ragazza, racchiuse il suo volto tra le sue mani e le disse: « Ho passato il più bel quarto d’ora della mia vita ».
Quelle parole valevano più di un “ti amo”.

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