Ed in quei occhi verdi io mi persi

Fu proprio in quegli occhi verdi che, quella notte, quando ci trovammo uno di fronte all’altro, io mi persi.
La ricordo bene quella notte, fui io ad invitarti a trascorrere la sera di San Martino insieme, tra un bicchiere di vino e qualche bruschetta.

Eravamo compagni di classe, ma la scuola era finita, eravamo entrambi diplomati e stavamo per intraprendere due strade diverse che mai si sarebbero incrociate nuovamente.
È stato proprio lì che ci siamo conosciuti, a scuola, all’età di quattordici anni, quando eravamo ancora due ragazzini. Io sempre allegra e solare con tutti, tu, ai miei occhi, un tenero ragazzino. Non mi piace stare in disparte e parlare solo con determinate persone e non mi piaceva neanche in quei tempi; ero una delle poche ragazze presenti in classe eppure mi sono sempre sentita rispettata da tutti, neanche una parola fuori luogo e se alle volte scappava sapevo gestire la situazione.
Una sola volta non ho saputa gestirla ed è stato proprio con te, in un’occasione diversa.
In classe si vociferava una tua simpatia particolare nei miei confronti ma io ero all’oscuro di tutto, quando un giorno mi invitasti ad uscire; fui subito sincera con te: ti vedevo come la persona con cui costruire un futuro ma io, a 17 anni, ancora non ero pronta. Non ero pronta ad amarti, non ero pronta a vivere distante da te, non ero pronta ad aspettare ore e ore per abbracciarti, semplicemente non ero pronta ad essere amata da te, in questo modo, nel modo in cui mi ami oggi.
Molte volte mi passavi per la mente e pensavo che eri un treno che, purtroppo, non passava più; immaginavo un futuro insieme, noi due che camminavamo mano nella mano e che ogni tanto ci scambiavano qualche bacio, io che alzavo il volume della radio in macchina e tu che dicevi di abbassare, quei tuoi baci che fanno mancare il respiro, immaginavo tutto ma poi tornavo alla realtà e vedevo me, da sola che passeggia con le amiche e vede innumerevoli coppie felici, lui che ama lei e lei che ama lui, ed io questa felicità, probabilmente l’avevo rifiutata.
Mi ero quasi rassegnata all’idea di non vederti più dopo il giorno dei tuoi esami orali (perché, tu non lo hai mai saputo, ma io venni a scuola perché, probabilmente, sarebbe stato l’ultimo giorno che ti avrei visto), seppi che avevi fatto un biglietto di solo andata per Londra mentre io mi ero avvicinata a te, avevo deciso di frequentare l’università a Lecce; credo molto nel destino e quella volta mi rassegnai, pensai che non eravamo destinati a stare insieme.
Un ulteriore cambiamento seguì, la tua decisione di frequentare l’università ma non a Lecce. Incassai anche quest’ultima e mi rassegnai nuovamente al destino, quasi non ci pensavo più, anzi ripetevo a me stessa quanto ero stata stupida a non salire su quel treno quel giorno, quanto ero stata stupida a non dirti che io ti vedevo come una persona con cui costruire un futuro e che io, probabilmente, non lo volevo proprio questo futuro.
Una sera, di punto in bianco, mi arrivò un tuo messaggio comunicandomi che avevi deciso di studiare a Lecce e così iniziammo a parlare; San Martino era alle porte così decisi di organizzare una festa a casa mia con un gruppo di amici e invitai anche te, senza sapere che, se oggi stiamo insieme, è proprio grazie a questa serata.
Il primo bicchiere di vino, una bruschetta e quattro chiacchiere aprirono la serata. Vari sguardi tra noi, qualche battuta qua e là, mi voltai qualche minuto per versare qualche altra goccia di vino nel bicchiere e non vidi più il mio cellulare sul tavolo. E non vidi neanche te. Cercai in tutte le stanze e ti trovai in una di queste, sul letto, con il mio cellulare in mano; entrai supplicandoti di ridarmi il cellulare ma non ne volevi sapere, quindi mi voltai e cercai di andare verso la porta. Di colpo sentì un calore attraversare il mio corpo, dei brividi che partivano dal collo e attraversavano tutta la schiena. Mi voltai. Eri lì, di fronte a me; mi tirasti e mi raccogliesti tra le tue braccia. Ti fissai per qualche minuto, vidi dei grandi occhi verdi che mi fissavano e che mi facevano complimenti. Fu proprio in quegli occhi verdi che io mi persi e, probabilmente, ci sono ancora dentro perché, da quella sera, non ci sono mai uscita.

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