Il mio grande amore

A volte ci troviamo catapultati in un mondo e non sappiamo neanche il perché, sappiamo solo chi ci ha portati, a volte perché si pensa che sia la scelta più giusta per il nostro futuro ed altre, invece, semplicemente per svago, per non stare sempre sui libri (che poi alle scuole elementari quanto c’è da studiare?!).
All’età di tre anni mia madre mi chiese: ” Che sport vuoi fare?” ed io, che avevo visto solo spettacoli di danza fino a quel tempo, risposi:” Voglio fare danza classica”.
Fu una scelta mia, quella.
Andai con mia madre a fare l’iscrizione presso la più importante (a quel tempo) scuola di danza del paese e iniziai, settimana dopo settimana, ad avanzare di categoria.
Mi piaceva danzare, mi piaceva ritrovarmi in una sala piena di specchi e fare la vanitosa, mi piaceva la conta che faceva la Maestra :” un, dù, tre, quattr, cin, sei, sette, otto e ancora.. Un, dù…” i numeri dall’uno all’otto li sapevo benissimo. Mi piaceva la preparazione per il saggio, la prova dei vestiti, trucco e parrucco la sera del saggio stesso, mia madre che mi truccava (a quel rossetto rosso era proprio affezionata) e le infinite lacrime ogni volta che tornavo a casa dopo la fine dello spettacolo. “La scuola di ballo è chiusa per le vacanze estive” mi diceva mia madre ma le mie orecchie “per le vacanze estive” non lo sentivano proprio; per me era come se la scuola avesse chiuso definitivamente e anche se a settembre riprendevo alla fine di ogni anno era sempre la stessa storia, anzi, erano sempre le stesse lacrime.
Ho fatto danza per soli pochi anni, poi iniziai a guardare un po’ di tv e vidi che oltre alla danza ci sono altri sport, come il nuoto.
Vidi l’acqua azzurra, limpida, senza correnti.
Vidi che la piscina era coperta e che quindi, in caso di pioggia, io avrei potuto nuotare lo stesso, non come al mare che bisogna tornare a casa.
Vidi alcuni trampolini e pensai immediatamente ai tuffi che avrei potuto fare una volta salita.
“Mamma voglio fare nuoto” dissi a mia madre mentre lavava i piatti.
“Chiama la Maestra e dille che non vai più a danza” rispose con tono deciso.
Forse stavo abbandonando quello che, fino a qualche minuto prima, avevo reputato l’inizio di un sogno ma… capii che, forse, il nuoto mi sarebbe piaciuto di più, mi avrebbe dato qualcosa in più.
Amo il mare, amo l’acqua, amo qualsiasi cosa di colore azzurro, amo le mattonelle azzurre e la striscia blu al centro di ogni corsia. Amo questo ambiente.
Non ci pensai molto, presi il telefono, chiamai la mia Maestra di danza e le comunicai ciò che avevo deciso. Onestamente non so quanto il mio tono di voce potesse sembrare convincente, forse non lo era stato affatto visto che la Maestra mi diede appuntamento a scuola per il giorno successivo.
Ovviamente non mi presentai, anzi, andai a chiedere informazioni in piscina per effettuare l’iscrizione. Non esitai due volte a confermare la mia scelta e da lì andai subito a comprare il mio primo costume, la mi ma prima cuffia, il primo paio di occhialini e di ciabattine.
Purtroppo il numero di telefono di casa mia la Maestra ce l’aveva registrato e provò a farmi cambiare idea chiamandomi anche i giorni successivi ma, con fermezza e con il cuore pieno di gioia le dissi:” Maestra io ieri mi sono iscritta in piscina e farò nuoto perché mi piace più della danza” e da quel giorno non l’ho più sentita.
Iniziai subito il corso di nuoto con i bambini della mia età ma, dopo circa un mese, cambiai turno e andai con i bambini un po’ più grandi di me, io ero la più piccolina.
Iniziai, con il passare del tempo e anche del primo anno, a salire di livello e iniziai a partecipare a qualche piccola gara.
Come dimenticare la prima competizione?! Febbre a trentanove, non ricordavo neanche come si respirava e, per completare, il tuffo tardivo dal trampolino. Mi accorsi che gli altri erano partiti solo quando erano a metà vasca e tentai di recuperare ma senza riuscirci del tutto.
Il nuoto era il mio grande amore.
I miei genitori avevano capito che ci tenevo tanto, così la mia unica punizione era quella di farmi saltare un giorno di allenamento.
Il tempo passava ed io non volevo essere più figlia unica ed espressi il desiderio di avere un compagno di avventure familiari, uno con cui litigare, con cui giocare, uno da abbracciare e baciare, un fratellino insomma. Continuai per un altro anno a respirare cloro, ad urtare il bordo vasca durante il dorso, a prendere quante più mattonelle possibili durante lo stile libero e a spingere più di tutti durante la rana.
Non so se dire purtroppo o per fortuna ma..in ogni caso nacque mio fratello. Eravamo diventati quattro in famiglia; togliendo mio padre che lavorava e tornava a casa tardi, tolto mio fratello che era appena nato e non poteva (ovviamente) guidare, tolta mia madre che doveva fare il suo dovere di madre nei confronti di mio fratello, rimanevo io ma senza accompagnatore per andare in piscina.
“Non ti posso portare più in piscina. Tuo fratello è piccolo e non so come fare, aspettare tanto tempo in piscina con lui in braccio è stancante. Vuoi fare un altro sport?”
Arrivò di colpo e fece male. Molto male.
Fui costretta, così, ad abbandonare il mio grande sogno: diventare una grande nuotatrice e non fu una scelta mia. Quella.

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