Il coraggio di cambiare

Conclusi gli studi obbligatori, nel 2013, decisi di iscrivermi all’Università.
Mi piace leggere, scrivere, argomentare e ho un sogno nel cassetto, come tutti del resto. In realtà ne avevo più di uno ma, si sa, quando si trova una strada chiusa, bisogna percorrerne un’altra; iniziai a pensare ad una soluzione alternativa, a quale altra strada potevo percorrere ma, soprattutto, iniziai a pensare a cosa mi piacesse realmente fare.
Sembra apparentemente inutile la domanda: “cosa vuoi fare da grande?” ma, in realtà, nessuno mai si sofferma un po’ di più prima di dare una risposta istintiva, tipo “la maestra” oppure “lavorare in un negozio” che sono le più gettonate all’età di 7-8 anni.
Anche io rispondevo così a quell’età e quando tornavo da scuola mi divertivo ad immaginare, in un primo momento, che i miei peluche e miei bambolotti fossero i miei alunni (e li rimproveravo anche) e in un secondo momento, quando era giunta l’ora dello shopping, mi trasformavo in una commessa e svuotavo tutti il mio armadio perché dovevo servire i miei clienti.
“E’ stato bello finché è durato”- si dice- ed è proprio il caso di dirlo.
Si cresce, pian piano, si percorre una strada lunga 5 anni e ci si trova alla fine di un percorso e ti senti già grande, in grado di poter conquistare il mondo. In realtà dopo la fine c’è, quasi sempre, un nuovo inizio.
Questa nuova strada è un po’ più breve rispetto all’altra ma presenta diversi ostacoli, quindi comporta un impegno maggiore e qualcosa inizia a cambiare. I primi temi di italiano, le prime espressioni algebriche, la prima lingua straniera, aprono un mondo e pensi “Allora, quasi quasi, da grande divento Professoressa di italiano”, tanto la matematica, dice Venditti, “non sarà mai il mio mestiere” ed io mi sono fidata, ad occhi chiusi!
C’è qualcosa che caratterizza l’ultimo anno di scuole medie, questo qualcosa è chiamato ORIENTAMENTO ed ora, la domanda che ci veniva posta qualche anno fa, ci viene riproposta ma, a quindici anni, si è ancora dei grandi sognatori.
Io, ad esempio, sognavo molto. Sognavo di poter essere al servizio dello Stato, sognavo di poter diventare un grande “libero”, sognavo di poter vivere a Londra, sognavo….molto!
Trovo che il fatto stesso di dover pensare al proprio futuro, facendo una scelta che ti porti a realizzare un tuo sogno, sia prematuro a quell’età; non si sa bene cosa si desidera, giorno per giorno si aggiungono sempre più sogni, che un cassetto neanche contiene.
Io decisi di frequentare un istituto tecnico, ad esempio, proprio per cercare di realizzare uno dei sogni che avevo in quel momento. Quindi, se la domanda era propensa al futuro, perché pensai al presente?! Feci una scelta pur non conoscendo la realtà, eppure delle volte ho dovuto farci i conti.
Qualche conticino lo iniziai a fare proprio quando portai avanti (e a termine) la decisione che presi a quindici anni, diplomandomi e partecipando a vari concorsi, dai quali, però, sono sempre stata esclusa.
Come dicevo, quando si trova una strada chiusa bisogna percorrerne altre, bisogna rimboccarsi le maniche e chiedersi cosa si vuole davvero fare nella propria vita. Ho deciso, così, di iscrivermi all’università; belle le prime lezioni, belli i nuovi compagni, bella la vita universitaria, belli i primi periodi ma, ad un certo punto bisogna guardasi allo specchio e chiedersi se ciò che si sta facendo ci rende felice. A me ciò che studiavo mi rendeva costante nervosa e malinconica, mentre tutti i miei amici erano soddisfatti di ciò che stavano studiando io ero sempre ansiosa, organizzavo anche le ore di sonno quasi. Decisi che era giunto il momento di pensare a me stessa e a ciò che avrei voluto diventare e cambiai facoltà. Da lì sono rinata.
Ho ancora un sogno, e se penso che ho un sogno me ne viene in mente ancora un altro.
Un sogno non si realizza da solo; spetta a te spianare la strada e, quanto meno, tenergli la mano e lasciarlo andare pian piano, come un bambino che impara ad andare in bicicletta, permettendogli di raggiungerti e allora sarà lui che prenderà te per mano.

Ah.. Ma io non volevo fare la maestra?!

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