Ho avuto realmente paura

Mi definisco una persona molto coraggiosa, che cerca di superare gli ostacoli ogni qualvolta si presentano. Prima di una calda giornata di maggio del 2012 non sapevo neanche che volto avesse la paura, le associavo solo il colore nero ed io odio i colori scuri.
Io e la mia amica Margherita vivevamo in simbiosi, si usciva sempre insieme, si cenava insieme, ci inventavamo qualsiasi cosa per stare insieme ma, più di tutto, ci piaceva parlare e raccontare episodi accaduti prima di conoscerci. Ci dicevamo tutto, non avevamo peli sulla lingua.
Io e lei amiamo il mare, soprattutto d’inverno. La forza con la quale sbatte e ribatte sugli scogli fa invidia al mondo intero.
Era una gelida mattina di gennaio quando io e Margherita ci incontrammo per un caffè al volo al bar. Dopo il fatidico saluto iniziammo, come sempre, a parlare ma fu una chiacchierata insolita, direi quasi un monologo, io facevo le domande e davo anche le risposte.
Il pomeriggio decisi di passare da casa sua per cercare di capire cosa stesse succedendo, magari c’era qualche problema in famiglia, ma ci fu l’ennesimo monologo. Non sapevo cosa fare, ero immobile e senza parole. Decisi di agire.
Obbligai Margherita a salire in macchina e la convinsi che il posto in cui la stavo portando le sarebbe piaciuto, ne ero certa.
Mare d’inverno, agitato, con il sole che stava per tramontare e la spiaggia deserta, la stessa che in estate è colma di ombrelloni e di lettini, con un grande campo da beachvolley dove noi due passavamo interi pomeriggi.
Lei non disse niente, aveva gli occhi lucidi e quello che uscì dalla sua bocca fu soltanto una parola di ringraziamento, poi mi abbracciò subito. Era evidente che qualcosa non andava, lei non era la solita, se tutto andava per il verso giusto lei avrebbe sicuramente iniziato a rotolarsi sulla sabbia e a chiedermi di scattarle innumerevoli foto in altrettanto innumerevoli posizioni diverse, soprattutto con un tramonto spettacolare.
Tra me e me pensavo che la cosa più giusta da fare era quella di chiedere delle spiegazioni ma la mia parte razionale mi frenava, in caso risultassi invadente. Lei fece qualche passo e si allontanò da me e allora gridai: «Cosa c’è che non va, Margherita?». Lei si voltò, con le lacrime agli occhi, e mi disse: «Ho un tumore al seno. Non so se questo mare potrò vederlo ancora, non so se potrò baciare ancora le labbra di Claudio, non so se dovrò subire un intervento chirurgico ed eventualmente come andrà».
Rimasi impietrita. Inizialmente pensai di aver sbagliato a porre la domanda ma, pensandoci bene, io non l’avrei mai saputo se non le avessi chiesto niente.
«Ho fatto un controllo qualche settimana fa e non mi aspettavo questo risultato. Sono in fila per l’intervento» disse. «Grazie per esserti accorta che c’era qualcosa che non andava. Ti voglio bene».
«Margherita, io non volevo essere inv…» stavo per concludere e subito mi interruppe: «Non permetterti a pensare una cosa del genere. Non sei stata per niente invadente, l’avevo immaginato che prima o poi mi avresti chiesto qualcosa, curiosa come sei» disse, accennando un sorriso.
Ci abbracciammo un’altra volta, più forte di prima, e facemmo ritorno a casa.
Arrivai a casa e metabolizzai il tutto. Non avevo mai avuto paura di perdere qualcuno prima d’ora; solitamente sono gli innamorati a promettersi che non dovranno perdersi mai, perché uno senza l’altro non può stare. In quel caso fui io a pensare che senza Margherita sarebbero cambiate molte cose, sentii la terra tremare.

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